José Eduardo Agualusa – Barocco tropicale

Che faccia ha questo libro:

Di come ci siamo conosciuti: Libro acquistato presso lo stand dell’editrice La nuova frontiera a Mal di libri

Di quello che ci siamo detti: 

L: …

A: Non hai niente da dire?

L: Mi hanno detto che hai una pessima fama. Che sei cinica e pedante. Preferisco che siano le mie pagine a parlare per me.

A: Sei male informato. Io adoro Agualusa. Questo è il primo dei suoi romanzi che leggo in italiano, ma il suo stile è inconfondibile anche in traduzione.

L: Allora ti sono piaciuto? Non sai che sollievo! Temevo il tuo giudizio sulla struttura narrativa, con l’inconsueta presentazione di tutti i personaggi e dei loro retroscena personali nel terzo capitolo, prima ancora che molti di loro vengano anche solo citati nel testo.

A: Devo ammettere che si tratta di una scelta originale, forse un po’ faticosa per il lettore, ma proseguendo con la lettura si riesce a ricucire tutte le fila della storia senza difficoltà. Quindi alla fine è una decisione che paga, qualcosa di nuovo e inaspettato che aggiunge valore al romanzo.

L: Dei protagonisti che mi dici? E della trama?

A: Con Agualusa si finisce sempre con l’innamorarsi dei suoi personaggi a metà tra leggenda e invenzione. Grovigli di difetti che sanno sollevarsi dagli abissi della loro anima e raggiungere vette inattese. Bartolomeu Falcato è uno di quei protagonisti che solo i romanzi dello scrittore angolano sanno regalare: maledettamente affascinante (anche se già un po’ avanti con l’età e cieco da un occhio), sfacciato, avverso ad ogni tipo di dittatura – politica o culturale -, con una grande passione per la musica e un amore ancora più profondo per le domande scomode. Kianda è una femme fatale tormentata, uno spirito indomito, ovviamente bellissima e con una voce che incanta. Attorno a loro una città ben oltre i limiti della legalità, congiure di stato, prostituzione e vecchi rituali tribali in una Luanda, nel 2020 come oggi, ancora divisa tra futuro e tradizione. Ecco, magari una nota può essere…

L: …Lo sapevo, non c’era da fidarsi. Dai, avanti con le critiche!

A: Sto solo cercando di dire che ne Il venditore di passati Agualusa aveva forse saputo assemblare personaggi e storie ugualmente affascinanti in una trama più accattivante. La tua trama invece sembra procedere con più fatica, anche se, superata la metà, si fa più coinvolgente. Non offenderti, ma Il venditore di passati è difficile da replicare.

L: Cerca di tenere a mente quale libro stai recensendo.

A: In compenso il ventaglio di personaggi è forse più vasto in Barocco tropicale, e non è cosa da poco considerato il talento di Agualusa nel fare di ogni comparsa un potenziale protagonista di una nuova incredibile storia. Un tessuto di relazioni che mi ha ricordato – per il legame dolorosamente folle che lega ciascuno dei personaggi alla città di Luanda e per l’inevitabile empatia che quelle figure sono in grado di suscitare – la Belleville descritta da Pennac nella saga dei Malaussène. Lo stesso genio nella descrizione del ridicolo, della violenza, della pazzia, della tenerezza, dell’amore. È un vero peccato che Agualusa non abbia ancora raggiunto la notorietà del collega francese, e che in Italia sia conosciuto, per ora, quasi esclusivamente tra gli addetti ai lavori e i pochi appassionati di letteratura lusofona.

L: …Be’, dai, poteva andarmi peggio.

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