Rob Lilwall – In bici dalla Siberia a casa

Che faccia ha questo libro:

Di come ci siamo conosciuti: Libro preso in prestito da Ale, la mia amica di sport. Mentre ficcanasavo nella sua libreria giocando a ce l’ho/mi manca coi romanzi russi, Ale me l’ha lanciato con un perentorio: “Leggiti questo”.

Di quello che ci siamo detti:

Libro: Rob Lilwall è una di quelle fantastiche persone che hanno il coraggio di fare ciò che gli altri si limitano a immaginare, o a pianificare, nel migliore dei casi.

A: Uno sbruffone, quindi. Un odioso supermacho. Oppure uno di quei fricchettoni new age che progettano le proprie giornate in base al calcolo delle chilocalorie ingerite. Cos’hai scritto qui, sulla copertina? 56.000 km. Tre anni. Una bicicletta. È l’inizio di una barzelletta?

L: Ma no! Ti sto parlando del viaggio epico che un ragazzo inglese, insegnante di geografia, ha compiuto in 1138 giorni in sella a una bici attraverso tre continenti. Un progetto ambizioso e, almeno al principio, decisamente al di sopra delle sue possibilità.

A: Infatti mi sembra che la situazione gli sia un po’ sfuggita di mano. Parti pensando di prenderti un anno sabatico e ritorni dopo 38 mesi. Della serie, scendo a comprare le sigarette…

L: Si tratta di un viaggio di formazione. All’inizio il ragazzo è un po’ imbranato, si stanca facilmente, è timido e si affida troppo alla sicurezza del suo amico Al…

A: Del resto, i pazzi girano sempre in coppia. Anche se ben presto Al si stufa del peso morto e i due proseguono il viaggio in solitaria, ognuno per la propria strada.

L: Il ragazzo però è onesto, e nel libro non omette di raccontare gli episodi legati alla sua inadeguatezza: le frequenti cadute, l’incapacità di preparare i bagagli al mattino e rimettersi in viaggio in tempo utile, i frequenti sbalzi di umore, le fobie e l’indecisione.

A: In effetti la scena della felpa sudata che diventa una giubba di ghiaccio ai -40 °C della Siberia è esilarante.

L: Dopo qualche mese da viaggiatore inesperto, Lilwall guadagna fiducia nelle proprie capacità fisiche e comunicative, diventa più intraprendente e il tutto si traduce in una maggiore facilità nell’ottenere ospitalità e cibo gratuiti da sconosciuti di gran lunga più poveri di lui ma affascinati dalla sua idea folle.

A: Già, la presunzione tutta inglese di riuscire a comunicare con chiunque nella propria lingua… Bella invenzione, però, quella della “lettera magica”, un testo tradotto di volta in volta da qualche amico nella lingua del posto, che riassume lo scopo del viaggio e chiede gentilmente di poter dormire/mangiare/soggiornare gratuitamente o ad un costo minimo.

L: E non mancano i resoconti delle sue disavventure: durante i tre anni in bici Lilwall viene derubato due volte, sopravvive a un incendio, alla malaria, alla furia della polizia di frontiera, a varie intossicazioni alimentari, a un tamponamento e a un uragano.

A: E alla burocrazia russa, che non è certo da meno.

L: Nonostante i frequenti riferimenti alla religione e le preghiere d’aiuto a Dio…

A: Infatti per i miei gusti il ragazzo parla un po’ troppo col principale…

L: …la prosa è chiara e divertente, come del resto è accattivante il suo viaggio attraverso la Siberia, il Giappone, la Nuova Guinea, l’Australia, la Thailandia, il Tibet, l’India, il Pakistan, l’Afghanistan, l’Uzbekistan, il Turkmenistan, l’Iran, la Turchia e il Vecchio Continente. Per chi, come te, mastica poco di geografia non c’è da preoccuparsi: sono dotato di mappe e supporti fotografici.

A: Simpatico… Adesso ti riporto subito da Ale.

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